DISPOSITIVI ANTINCENDIO

ESTINTORI AUTOMATICI

 L'estintore automatico invece è un dispositivo che si aziona in modo autonomo, senza la necessità dell'intervento dell'uomo.

al verificarsi di determinate condizioni (ad esempio la temperatura che raggiunge un alto livello).

Sono appunto le circostanze ambientali che ne determinano il funzionamento.


Quali sono i vantaggi e gli svantaggi dell'estintore automatico?

Non essendo dipendente dall'azione umana questo dispositivo è molto più immediato e preciso,

Nello stesso momento però, necessita di maggiore e costante manutenzione per scongiurare falsi allarmi e quindi azionamento senza giusta causa.

 

Cosa attiva l'estintore automatico?
Un elemento che contraddistingue l'estintore automatico è la valvola sprinkler, la quale rileva la presenza di un incendio e aziona il dispositivo liberando l'agente estinguente.

L'intervento automatico avviene, generalmente, per una temperatura di a 68°C. Bulbi diversi possono pero' essere utilizzati per diverse temperature di intervento.

PORTE TAGLIAFUOCO

La porta REI, anche comunemente conosciuta come porta tagliafuoco, ha la peculiarità di resistere al fuoco e quindi è in grado di isolare le fiamme in caso di incendio.
Si tratta quindi di un dispositivo di sicurezza e protezione passivo che limita la diffusione delle fiamme e riduce la dispersione del fumo al fine di consentire l’uscita in completa sicurezza dall’edificio.
Ovviamente, affinché la porta sia un valido strumento di protezione deve essere certificata e quindi realizzata con prodotti di alto standard qualitativo. Inoltre, è indispensabile che l’installazione venga messa a punto da personale competente e qualificato che utilizzi le corrette tecniche di montaggio volte a garantire la perfetta sicurezza del dispositivo. Inoltre, per garantire la sua efficacia, la porta tagliafuoco dovrà essere sottoposta ad una corretta manutenzione sulla base della normativa vigente in materia di porte tagliafuoco.
Quando si parla di porta antincendio ci si riferisce alla capacità della porta di contenere la dispersione delle fiamme, a tal proposito è anche chiamata porta tagliafuoco, perché è in grado di circoscrivere, seppure per un lasso di tempo prestabilito e limitato, la diffusione delle fiamme.
Date le sue specifiche tecniche, la porta antincendio viene definita con la sigla porta REI che permette di identificare le sue caratteristiche peculiari e fondamentali: resistenza, ermeticità e isolamento termico.

La normativa di prevenzione del 1993 ha sancito la necessità di omologare le porte antincendio e, con il successivo decreto del 1999, il Ministero dell’Interno ha chiarito la classificazione delle varie tipologie di porte, suddividendole in base alla loro resistenza al fuoco.


Le norme di riferimento hanno dichiarato l’obbligatorietà per aziende, uffici e industrie di provvedere all’ installazione di porte tagliafuoco in grado di salvaguardare la sicurezza di lavoratori ed utenti. A tal proposito, una struttura sprovvista di porte tagliafuoco non può essere dichiarata idonea allo svolgimento di attività lavorativa e non è consentito l’accesso al pubblico.

 

A cosa serve una porta tagliafuoco?

Lo scopo della porta tagliafuoco non è quello di essere resistente alla combustione, quanto piuttosto quello di riuscire a contenere efficacemente la propagazione delle fiamme e del fumo.
Una porta, per essere considerata tagliafuoco deve rispondere a due imprescindibili caratteristiche:

Auto-chiusura: normalmente queste porte sono dotate di cerniere a molla che consentono alla porta di chiudersi in autonomia. Nel caso di portoni scorrevoli devono essere presenti contrappesi o chiudiporta adatti che consentano la chiusura delle porte;

Resistenza al fuoco: il serramento deve essere in grado di isolare termicamente i compartimenti per alcuni minuti, affinché possa essere resa possibile l’uscita degli occupanti l'edificio.

Cosa significa la sigla REI?

Di per sé già la sigla REI sta ad indicare le caratteristiche intrinseche e peculiari del serramento:

R: Resistenza strutturale e quindi la capacità portante del serramento che non deve essere intaccata in caso di incendio;

E: Ermeticità, intesa come la capacità di trattenere il fuoco;

I: Isolamento termico, ovvero la capacità di contenere la trasmissione del calore.In fase di identificazione della porta REI che intenderete acquistare, troverete sicuramente un codice numerico, ad esempio 120.


Questo numero permette di identificare il quantitativo di minuti a cui la porta è in grado di resistere alle fiamme.

In commercio ne esistono davvero molte: 30, 60, 90, 120 e 180 minuti, lasso temporale nel quale gli occupanti dell’edificio dovranno uscire e i meccanismi antincendio, automatici o manuali, dovranno essere messi in azione per consentire la limitazione della diffusione delle fiamme.

Affinché la porta possa essere certificata tutti i componenti devono rispettare determinate limitazioni e caratteristiche. Si parte quindi dalla composizione della porta, che deve essere realizzata con materiali consoni, per poi passare agli strumenti e ai materiali utili all’ installazione dell’infisso.

 

Installazione
Una particolare attenzione va riservata proprio al processo di installazione, a seguito del quale verrà effettivamente riconosciuta la certificazione. Per questo è indispensabile che il montaggio avvenga correttamente e ad opera di personale specializzato.

Ovviamente, a seguito dell’installazione di queste porte, sarà necessario provvedere ad una corretta manutenzione delle stesse, infatti, per quanto concerne la manutenzione della porta, va ricordato che il Decreto Ministeriale del 1998 rende obbligatorie le attività di manutenzione e controllo periodico semestrale affinché, alla stessa stregua di un qualsiasi altro impianto di sicurezza, le porte tagliafuoco possano essere mantenute in perfetta efficienza. In caso di controlli da parte degli organismi pubblici predisposti, quali i vigili del fuoco, la mancata esecuzione dei controlli periodici previsti dalla legge possono comportare sanzioni non indifferenti.Inoltre, a certificare la validità dell’impianto e dell’infisso sono previsti dei controlli da parte dei Vigili del Fuoco.

ATTREZZATURE ANTINFORTUNISTICHE (d.p.i.)

Che cosa sono i d.p.i.?
Il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro, afferma che i DPI sono qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo (art. 74, comma 1 del D.Lgs. 9 aprile 2008, n.81)

Il D.Lgs. 81/2008 prevede l’utilizzo dei DPI solo quando l’adozione delle misure tecniche preventive e/o organizzative di protezione collettiva non risulti sufficiente all’ eliminazione di tutti i fattori di rischio. In altri termini, il DPI va utilizzato solo quando non è possibile eliminare il rischio.

I DPI sono divisi in tre categorie, in funzione del tipo di rischio:


I categoria:

dispositivi di facile progettazione e destinati a salvaguardare gli utilizzatori da danni lievi – autocertificati dal produttore
II categoria:

tutti quelli non rientranti nelle altre due categorie – rischio significativo come ad esempio occhi, mani, braccia, viso – prototipo certificato da un organismo di controllo autorizzato e notificato
III categoria:

dispositivi di progettazione complessa e destinati a proteggere gli utenti da rischi di morte o di lesioni gravi – comprende tutti i DPI per le vie respiratorie e protezione dagli agenti chimici aggressivi – prototipo certificato da un organismo di controllo autorizzato e notificato, e controllo della produzione.

I DPI devono, per legge, riportare il marchio CE il quale indica la conformità ai requisiti essenziali di salute e sicurezza. Inoltre il dispositivo di sicurezza deve contenere un manuale di istruzioni per l’uso, conservazione, pulizia, manutenzione, data di scadenza, categoria e limiti d’uso possibilmente scritto nelle lingue ufficiali.

Alcuni dispositivi riportano una data di scadenza, altri richiedono da parte del lavoratore un controllo dello stato di usura al fine di sostituirlo nel caso non sia più idoneo.

Noi forniamo D.P.I adatti ad ogni attivita’ lavorativa e tipo di rischi (guanti, calzature di sicurezza, protezione delle vie respiratorie protezione vista e capo).

SEGNALETICA DI SICUREZZA

La segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro, normalmente indicata come segnaletica di sicurezza, è la segnaletica che, riferita ad un oggetto, ad una attività o ad una situazione determinata, fornisce una indicazione o una prescrizione concernente la sicurezza o la salute sul luogo di lavoro e che utilizza, a seconda dei casi, un cartello, un colore, un segnale luminoso o acustico, una comunicazione verbale o un segnale gestuale.


L’obiettivo della segnaletica di sicurezza è quello di attirare in modo rapido, efficace e con modalità di facile interpretazione, l'attenzione del lavoratore su situazioni o oggetti che possono essere causa di rischio sul luogo di lavoro.

Tipologie di segnali

a) segnali di divieto, che vietano un comportamento che potrebbe far correre o causare un pericolo;
b) segnali di avvertimento, che avvertono di un rischio o pericolo;
c) segnali di prescrizione, che prescrivono un determinato comportamento;
d) segnali di salvataggio o di soccorso, che forniscono indicazioni relative alle uscite di sicurezza o ai mezzi di soccorso o di salvataggio;


Requisiti normativi e tecnici
Il D.Lgs. 493/96 (Decreto Legislativo 14 agosto 1996, n. 493 - Attuazione della direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro) qualifica la segnaletica di sicurezza come un mezzo di prevenzione e protezione dei lavoratori che deve essere utilizzato in tutte le condizioni in cui siano presenti pericoli non controllabili né con sistemi di tipo tecnologico, né con l'adozione di interventi di tipo organizzativo e procedurale.

La segnaletica di sicurezza diventa in tal modo parte integrante delle misure di prevenzione e protezione da attuare per il controllo di uno o più rischi nell’ ambiente di lavoro. Lo stesso decreto stabilisce i criteri per la scelta dei segnali e le relative caratteristiche.
La segnaletica deve fare riferimento quindi alla legislazione citata; per i segnali non espressamente definiti in questa norma legislativa, è necessario fare riferimento alle norme tecniche predisposte dall’UNI (Ente Italiano di Unificazione). Ad esempio:
UNI 7543-1 Colori e segnali di sicurezza – Prescrizioni generali

ESTINTORI PORTATILI

Gli estintori sono mezzi antincendio esclusivamente di primo intervento; consentono, quindi, di intervenire efficacemente solo su piccoli focolai o principi di incendio.
Occorre però sottolineare che i primi minuti di un incendio sono determinanti per i danni che possono essere prodotti e perciò diventa fondamentale l’azione dell’estintore ed essere ben addestrati al suo utilizzo.

Tipologie ed utilizzi
Gli estintori portatili possono salvare vite e abitazioni spegnendo il fuoco o contenendolo in modo efficace.
Tuttavia, devono essere del tipo corretto per il determinato tipo di fuoco e devono essere usati in maniera corretta.

Estintori a polvere
È costituito da un involucro in lamiera d’acciaio, pressurizzato con gas inerte o con aria deumidificata a circa 15 bar (pressione di esercizio a 20°C) contenente come estinguente polvere chimica, costituita principalmente da composti salini quali: bicarbonato di potassio, per polveri bivalenti classe d’incendio B, C.
Solfati di ammonio e fosfato manoammonico, per polveri trivalenti classi di incendio A, B, C, addittivato con altre sostanze che conferiscono alla stessa particolari proprietà di: fluidità e resistenza all’umidità, idrorepellenza.
L’azione che espleta la polvere sull’incendio si riassume in: soffocamento, raffreddamento, inibizione delle parti incombuste quindi blocco della catalisi dell’incendio.

Estintori wet chemical
Adatto per incendi di Classe F e può essere utilizzato su incendi di classe A. Non considerato efficace per Classe B o incendi di classe C e pericoloso se usato sugli incendi Classe E. Questi estintori (Classe F) offrono protezione contro gli incendi che coinvolgono l’olio da cucina o grassi.
Offrono protezione anche contro incendi di classe A. Nessun altro tipo di estintore sarà efficace contro gli incendi che coinvolgono l’olio da cucina o grassi profondi.

Estintori ad acqua
È costituito da una bombola in lamiera d’acciaio, trattata contro la corrosione, contenente come agente estinguente acqua. È pressurizzato o permanentemente con un gas inerte, o al momento dell’uso attraverso la perforazione di una bambolina interna contenente anidride carbonica.
Attualmente l’estintore idrico ad acqua è realizzato per spengere principi d’incendio di classe A.
La carica dell’estintore in genere non è acqua pura ma spesso è miscelata con sostanze che amplificano l’effetto bagnante dall’acqua e il potere endogeno della stessa.

Estintori a schiuma
È costituito da un serbatoio in lamiera d’acciaio, trattato contro la corrosione, la cui carica è composta da liquido schiumogeno diluito in acqua in percentuale che và dal 3 al 10%.
L’estintore a schiuma è utilizzabile sui focolai di classe A-B, trova impiego soprattutto nel settore navale.

 

I nuovi estintori idrici sono stati pensati per sostituire quelli a polvere, considerati pericolosi negli ambienti chiusi. L'estinguente è stato creato apposta per poter essere utilizzato anche per l'ex classe E, quella relativa agli apparecchi elettrici: il liquido contenuto nel dispositivo, infatti, ha la particolarità di non condurre la corrente.

Estintori a CO2
L’estintore a CO2 è adatto per spegnimento di fuochi di classe B e C; essendo un gas inerte e dielettrico (di natura isolante), la normativa di prevenzione incendi ne prescrive l’installazione in prossimità dei quadri elettrici.
Al momento dell’azionamento, l’anidride carbonica contenuta nel corpo dell’estintore, spinta dalla propria pressione interna, pari a circa 55/60 bar (a 20°C).
Gli estintori a CO2 (Anidride Carbonica), per la loro azione istantanea, sono indubbiamente i più efficaci, in particolare per cabine elettriche, di trasformazione, etc.

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